Intervista / Una ratifica del presente
Una ratifica del presente
Intervista ad Anna Laura Longo a cura di Agenzia Sistema
I procedimenti artistici che da diverso tempo metti in campo vanno sempre più definendosi come procedimenti di natura cangiante. In qualità di ricercatrice indipendente e, inoltre, come musicista, artista visiva nonché autrice-performer, stai approdando a forme di attivazione e di operatività oltremodo integrate, vale a dire basate su un vero e proprio potenziamento, che si muove tra teorizzazione e prassi. Come esponente di una multi-disciplinarità ben caratterizzata stai ultimando i preparativi per partecipare nel mese di dicembre 2025 alla seconda edizione di un Congresso internazionale organizzato presso la UAM (Università Autonoma di Madrid).
L'Università Autonoma di Madrid, per il secondo anno consecutivo, ha organizzato il Congresso Internazionale "Corpi, materia e altri resti" (il titolo originale in lingua spagnola è Cuerpos, materias y otros restos. Aproximaciones interdisciplinares).
L'obiettivo precipuo del congresso sarà quello di riflettere sui modi in cui l'attenzione al corpo - anzitutto come oggetto teorico- abbia influenzato il pensiero contemporaneo, in discipline diverse quali la filosofia, la letteratura, la sociologia, l'antropologia e le arti ma, soprattutto, sarà importante valutare e indagare lo sviluppo e l'evoluzione dell'interesse in questo campo, molto particolareggiato. Sarà presente all'evento, programmato per dicembre, un nucleo di egregi rappresentanti, provenienti da discipline e campi di ricerca ben diversi, proprio per dare un rilievo e un senso specifico alle convergenze interdisciplinari, poste come questioni basilari intorno a cui ruotare (come si può facilmente evincere dal titolo prescelto). È un piacere far parte di un'iniziativa così caratterizzata.
Il mio lavoro, tra l'altro, si inserisce felicemente all'interno di queste dinamiche di studio e di ricerca, poiché da anni sono attiva in termini speculativi e in senso performativo su tali aspetti, o meglio, sono impegnata in un'accezione propriamente artistico-performativa e musicale. Nei miei ambiti di ricerca, questo avviene con una compartecipazione di tipo strumentale (di natura pianistica e soprattutto sperimentale), oppure con un accertamento artistico- gestuale variamente articolato, che può essere frutto anche di un rilevamento e di un approfondimento spaziale o ambientale ma, in ogni caso, poetico.
In definitiva il corpo è da me indagato e osservato dapprima come un sostanziale oggetto teorico, collocabile storicamente nella specificità di un'epoca - ovvero la nostra- ma volta per volta esso viene ad essere da me trasformato, idealmente e fattivamente, in un mezzo agile per una restituzione di un rinnovato impulso di carattere segnatamente performativo. Tutto ciò è fortemente legato alle evoluzioni dei linguaggi contemporanei. Un discorso di tale ampiezza sottolinea i modi molteplici in cui possono essere estrinsecate le azioni. Queste ultime non sono altro che affioramenti che procedono di pari passo con le dinamiche del pensiero nell'oggi. Ogni atto performativo può essere metamorfico e carico di risorse insondate.
Ad essere determinante quindi in questo itinerario è proprio la costruzione e ricostruzione del gesto artistico (riassumendo nel tuo caso si tratta di un gesto artistico-musicale, artistico-poetico e visivo).
Già. Volendo riassumere io mi interesso nello specifico a una variegata conformazione del gesto visto nella sua complessità, quindi a una sua possibile espansione, anche concettualmente intesa e a una non piena, ma solo vaga, replicabilità.
Tutto ciò prevede necessariamente un'imprevedibile e inusitata rivalutazione o ristrutturazione della gestualità stessa, per provvedere a un inserimento e radicamento proficuo all'interno dell'azione o della prassi artistica esplorativa, sia musicale sia extra-musicale.
Mi piace pensare a un ingresso vero e proprio nella sontuosità del presente o, potrei dire, nella variabilità immancabile del presente. Tutto ciò contempla una nuova forma di "compromissione" e una speciale e personale implicazione volta per volta rinnovata. Sempre più spesso sono solita parlare di un'estroversione dell'istante e, dunque, di una ratifica del presente.
L'audacia e l'assertività della propria personale visione sono vicende determinanti per un percorso di ricerca. Ed è importante oltreché auspicabile che chi è dall'altra parte - in ascolto o in osservazione- si affidi agli esiti delle nuove teorie e ricerche e quindi all'eterogeneità delle varie forme di progettualità messe un campo. Senza dubbio va incoraggiato il lavoro di indagine artistica connesso con la contemporaneità.
Quali quesiti poni dunque alla base di questa tua ricerca ed esplorazione così fortemente addentrata nel presente?
Cosa ha da offrirmi il momento presente e quale condensato posso restituire a chi mi è dinanzi? È questo un quesito che mi accompagna con assiduità, sia dal punto vista strumentale e sonoro, sia dal punto di vista extra - strumentale e quindi visivo o segnatamente poetico. Ed è proprio da questo punto di vista che sto sedimentando e dando un'accurata sistematizzazione a importanti ipotesi e ri-formulazioni legate al gesto artistico nella sua complessità, come già indicato.
Tali ipotesi, ci tengo a ribadirlo, si soffermano sul gesto musicale e sulla sua espansione, anche in chiave ermeneutica, ma di lì e più ampiamente, spingo la mia ricerca a ridosso del "flusso gestuale" (è questa l'accezione che mi sta a cuore) che mira ad essere necessariamente qualitativo, agendo all'interno del fatto sonoro o poetico in senso esteso, in una prefigurazione di un dispositivo inusitato. che metta alla prova la sensorialità e ancora meglio la multisensorialità. Anche la progettazione oggettuale rientra assiduamente nei miei processi. Un distacco dalle procedure abituali è per me necessario per compiere passi di indagine, si tratta di passi di autodeterminazione e al contempo di intraprendenza.
È affascinante concentrarmi su un gesto diversamente forgiato o da forgiare ex novo. Per questa ragione, esso viene ad essere da me definito "intrepido".
Le azioni performative sono dunque sviluppate e tarate prioritariamente sulla mia persona e sul mio sentire. Questo è accaduto anche nel passato, basti pensare alla storia stessa della performance e delle performing arts e, in generale, a figure per lo più audaci, dalla cifra stilistica molto marcata, come Richard Long, Marina Abramovic, Echo Morgan, Rakel Ruth, Yann Marussich, Regina José Galindo, Yoko Ono, Francis Alys, Trisha Brown. I punti di riferimento sono davvero numerosi.
Parli spesso di sommovimento, in riferimento al pensiero e all'azione.
Le ipotesi che attraverso e che sto sistematizzando si accompagnano a un concetto elaborativo che contempla anche un focus sulla natura sorgiva del gesto stesso, a sua volta legato alla scrittura anzi alle scritture in senso plurale, e poi alla prassi pianistica e ancora, come già detto, a formulazioni di costrutti o elaborati oggettuali. Retrocedere in direzione dell'istante sorgivo vuol dire cogliere per l'appunto un sommovimento. Il sommovimento lo associo però, proficuamente, a un raccoglimento interiore. Il tutto sempre a partire dal corpo, visto eticamente ed epistemologicamente e, volta per volta, osservato e azionato come un dispositivo inedito, riconoscibile in quanto tale e inoltre materializzato e in ogni caso aperto a uno o più episodi di sommovimento anche dal punto di vista enunciativo.
Si tratta di un lavoro di ricerca certamente profondo e caratterizzato da un'inevitabile ampiezza, che vede come punto di partenza una musicalità variegata ed espansa e un'artisticità altrettanto stratificata, che non può affatto restringersi all'interno di una categoria definita.
Ciò che è stato appreso in tal modo diviene un'incorporazione, che necessita di una nuova forma di ariosità, quindi conduce in direzione di una diversa esplicitazione e visibilità. Sono felice che ci siano riscontri sul piano internazionale. Continuo ad essere seriamente e poeticamente interessata all'esperienza estetica in quanto tale.
All'interno di questa vicenda composita sto anche elaborando dei nuovi modelli di apprendimento di cui possono o potranno beneficiare - è ciò che spero- coloro che seguono i percorsi di formazione da me guidati.
Cosa verrà conosciuto quindi dal pubblico presente a Madrid?
Il congresso avrà luogo nella sala conferenze della Facoltà di Lettere e Filosofia. Porterò alla conoscenza del pubblico delle scritture concettuali-astratte che ho ideato indicativamente a partire dal biennio 2022- 2023 e che ho definito scritture trasformiste o neo-scritture epidermiche, dove l'azione ha la sua origine proprio dalla pelle, dalla sostanza del corpo e lo sviluppo è necessariamente di tipo processuale. Senza dubbio questo aspetto avvicina fortemente le mie procedure al tema trattato. Anche l'aspetto del residuo mi riguarda da vicino. El residuo es Forma / Materializaciones poéticas è il titolo che ho dato sia al testo poetico, posto alla base, sia all'opera di tipo visuale, ma il tutto è anche accompagnato da sperimentazioni pianistiche. Verrà conosciuto in loco proprio questo mio ambito di ricerca. Credo abbia attirato l'attenzione degli organizzatori l'aspetto di originalità insito in questo mio percorso che è tutt'ora in fieri.
Da diverso tempo parlo di materializzazioni poetiche affiancate a sostanziali manifestazioni poetiche e sonore.
In particolar ho prodotto un varco installativo che consta di un libro organismo, rafforzato da un testo teorico- estetico e da un audio collegato a ricerche sonore. Il gesto pianistico e poetico-performativo rinnovato e rinnovante rientra in questi percorsi e, nella mia produzione, esso sta trovando via via una marcata definizione e un impianto molto definito, proprio in termini di strutturazione estetica.
I vari elementi vanno ad unirsi per la determinazione di una peculiare "convergenza" legata al fatto performativo ampliato.
Tutto sommato, nella ricostruzione dei saperi c'è - pur sempre- un riferimento al gesto rivoluzionario.
Proprio nelle linee-guida poste alla base del congresso che avrà luogo a Madrid, viene messa in evidenza la consapevolezza che questa attenzione al corpo di cui stiamo parlando e di cui ci si sta interessando sempre più intensamente su scala internazionale, abbia portato a una rivoluzione epistemica, nel modo in cui l'essere umano e la sua relazione con l'altro o con gli altri sia stata concepita, con ampie conseguenze anche etiche, politiche e sociali.
Per questa ragione sono stati invitati e invitate al congresso suddetto ricercatrici e ricercatori la cui esplorazione o esperienza affronti questa tematica e, quindi, coloro che cercano deliberatamente dei modi creativi e innovativi di pensare e di portare avanti la ricerca artistica, situandosi adeguatamente a ridosso della nozione di corpo e/o corporeità. La mia voce e i miei procedimenti rientrano proprio in questo ambito di studi. Sono interessata ad entrare in questo dibattito con contributi evidentemente liberi da stereotipi e molto personalizzati. Una nuova visione oppure un'espansione di una visione - o di un sistema - può considerarsi di per sé un gesto rivoluzionario. In questo caso il tutto avviene in un centro di produzione accademica, ma le diramazioni potrebbero esserci altrove, anzi, è indispensabile che si verifichino anche altrove. Ad ogni modo un'epistemologia del gesto e dell'azione e, inoltre, una visione significativamente integrata potrebbero fornire un respiro e una qualche validazione al pensiero contemporaneo. Si tratterà pur sempre di una validazione momentanea. Poiché suscettibile di nuove integrazioni, prossime o future. Questa è la mia opinione.
La tua scrittura, nel frattempo, sta procedendo anche sul piano puramente testuale, attraverso una vivace creazione poetica e una produzione di prose sperimentali ovvero Corollari intrepidi .
A tutto ciò si uniscono testi di teatro musicale.
Sempre sul territorio spagnolo approderà a Valencia un progetto analogo rispetto a El residuo es Forma, nella Università Politecnica.
Si tratta del progetto Materializaciones poéticas già presente a León nel MUSAC.
La ricerca sonora pianistica a cui ti dedichi è, in sintesi, fortemente aperta a istanze di tipo performativo. Non ti poni solo come interprete. E non dobbiamo in effetti aspettarci una restituzione prevedibile. La musicalità può essere affrontata da angolazioni svariate.
Si può parlare a tale proposito della fuoriuscita da un'aspettativa. Io sono attualmente fautrice di un pianismo di ricerca, che conduce verso elaborazioni performative decisamente personalizzate e inoltre verso teorizzazioni accompagnate da originali itinerari di natura riflessiva, che vengono da me regolarmente promossi attraverso pubblicazioni, scritti e testimonianze anche di natura fotografica. Il tutto è di certo coadiuvato da apporti audio. Ha sviluppato a tale proposito un progetto intitolato Missive al pubblico. Volta per volta desidero determinare un possibile congegno o dispositivo, valido come affiancamento rispetto alla nozione di azione o pratica strumentale corrente.
Le performance che stai ideando sono spesso definite "Trame estetiche".
Esatto. Si tratta propriamente di trame estetiche suffragate da percorsi argomentativi, posti a monte, che delineano un'ipotesi speculativa e indagatoria vera e propria, restituendo il senso di un'evidente progettualità stratificata.
Nel pianoforte si condensa, in definitiva, un reticolo di azioni. Ma l'azione pianistica è da me vista secondo un'ipotesi decisamente reticolare. Il passaggio porta al contempo - in forma giustappositiva - anche verso scrittura e oggettualità. Nel mio caso pertanto non si tratta solo di collocarsi dinanzi a uno strumento per avviare e dare dispiegamento a un brano nello specifico: l'esperienza e l'azione ad essa correlata può essere determinata da presupposti altri. Si veda a tale proposito il blog che mi riguarda
https://klavier-reticolo.blogspot.com
È certamente importante che ciascuno o ciascuna si addentri e soprattutto si ritrovi comodamente nella propria forma di espressività o malleabilità espressiva.
Non vanno dimenticate le rilevanti "Evocazioni pianistiche" che poni alla base delle tue ricerche.
Sono i titoli stessi a rivelarlo e a dare una sorta di attestazione in tal senso. Ad esempio tra i récital portati in pubblico posso ricordare : Lunghe le mani sfilate dal suolo, Sul potere di evocazione del suono, Lo spazio sorge (Primo stadio di vicinanza-mistero), Risonanze nell'alta penombra, Suoni iconici (Musiche del tempo corrente) .
La fascinazione per le risonanze ha dato luogo, già da qualche tempo, a itinerari di ricerca pianistica particolareggiati, riguardanti l'impiego dei suoni armonici. Ulteriori approfondimenti sia testuali sia prettamente musicali hanno ruotato intorno all'uso del cluster, con rivisitazioni originali legate specificamente all'uso della mano e dell'oggetto.
Sono apparsi tuoi contributi su ITAMAR revista che fa capo all'Università di Valencia nei quali affiora un avvicinamento originale agli aspetti musicologici e analitici.
Sto preparando un nuovo contributo per la Rivista ITAMAR, restando all'interno di questo filone di ricerche. In Spagna nel 2024-2026 c'è stata un'interazione anche con il MUSAC di León.
Ora sono impegnata su uno scritto che ruota intorno al tema del controllo in musica a partire da un approfondimento sul compositore Mauricio Kagel.
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